Cenni Storici - ADDOLORATA CIMINNA

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CENNI STORICI

Ciminna è un paese le cui origini affondano le radici in un lontano passato già nel XII secolo esistevano le prime abitazioni costruiti sulle pendici del colle S. Anania, all’interno della cinta muraria del castello posseduto nel tempo dalle famiglie feudali degli Sclafani, i Moncada, ed in ultimo nel 1369 dai Ventimiglia , ed i Grifeo Signori e Principi di Ciminna, e nel XVII secolo contava già 6500 abitanti.
Vanta tradizioni storiche, ma anche artistiche, culturali e folkloristiche di una certa rilevanza e risonanza.
Ciminna è stata terra fertile dal punto di vista culturale, patria di uomini che non di rado, per la fama hanno varcato gli stretti limiti della Provincia, ancora attivo e fecondo centro di iniziative pubbliche e private, ha una posizione di rilievo in campo commerciale, turistico e culturale. Tra le figure di maggior spicco tra il XVI e il XIX sec. nel campo artistico vanno ricordate: Vincenzo La Barbera, pittore, operante a Ciminna, Termini Imerese, Palermo; Giacomo, Bartolomeo e Vincenzo Brugnone intagliatori, stuccatori e disegnatori di Ciminna, Vincenzo e Paolo Amato, il primo musicista e compositore, l’altro noto architetto del Senato palermitano, che ha legato la sua fama ai numerosi monumenti conservati a Palermo (chiesa del SS. Salvatore, la fontana del Garraffo), a Ventimiglia di Sicilia la chiesa Madre a Ciminna la chiesa di S. Giovanni Battista, e il disegno di un reliquiario per la chiesa di san Francesco d’Assisi, nativi di Ciminna; Francesco e Santo Giganti, il primo pittore, l’altro Vicario  Foraneo e Dottore in Sacra Teologia di Ciminna; Melchiorre di Bella, pittore di Ciminna, Giuseppe Barberi intagliatore di Ciminna, Riccardo Quartararo, Nicolò da Perrineo, Giovanni da Milano, Simone Wobreck (detto l’Olandese), Antonello e Antonino Gagini, Gabriele de Battisti, I fratelli Li Volsi da Tusa, Francesco Lauria,  Giacomo Serpotta, Walsgart, Pietro Novelli, Raffaele La Valle, Santo Romano, Giacomo Andronico, Borremans Jr; Antonino Barcellona, Vito d’Anna, Giacomo Pellegrino, Giacomo e Pietro Agnesi, Giuseppe Guarneri, Filippo e Francesco Quattrocchi, P. Pasquale Sarullo, sac. Vito Leto (inventore), Filippo Meli, Vito Graziano (storico) ed altri uomini illustri che hanno operato attivamente in questo paese, lasciando opere che ancora oggi possiamo ammirare.
Nel 1962 il regista Luchino Visconti, girò alcune scene del film “ il Gattopardo”.
Da vedere: La chiesa Madre XVI sec., la chiesa di san Francesco d’Assisi fine XV sec., la chiesa di san Domenico XVI sec. con all’interno le catacombe dei confrati della compagnia del Nome di Gesù, la chiesa di San Pietro detta del Purgatorio sec. XV la chiesa di san Francesco di Paola sec. XVII, la chiesa di S. Lucia sec. XVII, la chiesa dei Cappuccini, fine sec. XVI, la chiesa di san Sebastiano sec. XVI, la chiesa di san Giacomo sec. XVI, la chiesa di san Giovanni Battista sec. XVII, la chiesa della SS.ma Trinità detta del Carmine, la Biblioteca Comunale che conserva i resti della biblioteca “Cappuccinorum” (sec. XVI-XIX) e il corposo fondo (600 volumi) sul Risorgimento Italiano.






Notizie storiche sulla chiesa di san Pietro detta del Purgatorio  

La chiesa venne costruita verso la metà del XV secolo è venne dedicata al culto di San Pietro Apostolo. Abbellita nel 1771, con stucchi e fregi vari realizzati dal maestro Giuseppe Guarneri. Nel 1602, all’interno della chiesa venne fondata (con le stesse regole di quella di San Matteo di Palermo) la Confraternita sotto il titolo dei Miseremini, prendendo il nome di oggi. Sorge nella piazza “Umberto I” la piazza principale del paese, fino a poco tempo fa ospitava la sede Municipale, che nel 1874, per interessamento del Sindaco Nicolò Di Blasi venne ampliata la sede con l’innalzamento del secondo piano.
La chiesa anticamente, oltre ad esercitare il culto religioso, veniva utilizzata dall’Universitatis (cioè il Comune), che al suono della campana i Giurati (gli amministratori di oggi) e la cittadinanza tutta si riunivano assieme per deliberare alcuni aspetti importanti.  
Nel sacro tempio, oltre alla già citata Confraternita, si aggregarono quella dei SS. Crispino e Crispiniano e/o Cerdorum nel 1620, di San Giuliano nel 1600, di San Pietro inizio sec. XVII, dei Trantatrè XIX sec. sotto il titolo della Presentazione di Maria, del Mercoledì nel 1668 sotto titolo di Maria Vergine e quella di Maria SS. Addolorata sotto titolo della Solitudine volgarmente detta il Sabato nel 1774.


La Confraternita di Maria SS. Addolorata

Fu fondata nel 1774, con tanto pregio quanto grande è il fine principale, quello di impegnarsi a seppellire i corpi dei poveri, e di coloro che non potevano permettersi il rito delle esequie e di una degna sepoltura, ispirandosi a Maria SS. che nel monte Colgota  trovò grande consolazione in Giuseppe d’Arimatea e Nicodemo che deposero dalla croce il figlio di Dio dandone degna sepoltura.     
Inizialmente quando moriva un povero, i confrati andavano questuando nel paese recitando a voce alta Opra santa cioè opera santa. Il ricavato serviva per pagare lu tabbutu, il trasporto e il seppellimento in chiesa. Con la costruzione del Cimitero pian piano l’opera della confraternita venne meno fino alla sua definitiva estinzione.
Dopo la legge di soppressione del 1862 degli Ordini Religiosi, oggi la Confraternita si adopera (tra molte difficoltà) a mantenere vivo il culto alla Vergine Addolorata che si celebra ogni anno la terza domenica di ottobre e, la festa del venerdì santo con la processione dei misteri (la mattina) e del Cristo morto chiamata della Sulità  (la sera).

  


La cappella di Maria SS.ma Addolorata

Sorge nella piazza principale del paese, accanto alla torre dell’orologio del Comune. Di una cappella posta nella pubblica piazza si ha notizie a partire dall’anno 1783, per un censo di tarì 17 che la Confraternita del SS.mo Sacramento percepiva sopra una casa. Nella descrizione dell’immobile si dice che essa era posta a confine con la cappella di Maria Immacolata nella pubblica piazza. Il documento dimostra quindi che esisteva in quel periodo una cappella dedicata alla Madonna. Trovandosi abbandonata nella sacrestia della chiesa di San Pietro, detta al Purgatorio, una statua a mezzo busto dell’Addolorata, il ciminnese Francesco Cassata, mosso da grande zelo e devozione verso la Vergine Maria, pensò di restaurare l’immagine. Agli inizi del XIX secolo, la nuova statua fu completata e presentata al rettore della chiesa e al paese e venne posta nella citata cappella, All’interno di una nicchia, ricavata dallo spessore del muro. Un bellissimo cancello in ferro battuto dipinto di colore nero con cornicette in finto oro, adorna l’esterno della cappella. Di forma quadrata, le due mensine sono adornate da manufatti in ferro con l’aggiunta di ornamenti in ghisa. L’architrave sorregge l’ultima parte del cancello di forma semicircolare, dove si ripetono gli stessi disegni con l’aggiunta nella parte centrale di uno scudo dove sono riportate a rilievo testine di cherubini alati e una corona. Chiude il semicerchio una scritta in ghisa color oro con la seguente dicitura: MATER DOLORUM, lungo l’architrave l’anno di realizzazione 1903. La tribuna è divisa in due ordini, quello inferiore composto da quattro paraste con capitelli che sorreggono all’estremità la trabeazione, quello superiore da un tempietto con al centro un piccolo rosone. La parte alta culmina con una croce in ferro. E’ da segnalare inoltre che la cappella votiva, è la più grande esistente nel paese. Questa cappella, merita un’attenzione particolare in quanto in essa viene custodito il simulacro di Maria SS.ma Addolorata immagine molto venerata dai fedeli di Ciminnesi. Lungo le pareti della cappella sono state collocate tre lapidi di marmo, ricordano i vari avvenimenti importanti nella vita della cappella: IL CARINALE LUALDI NELLA SUA SACRA VISITA DEL 22 – 10 – 1913 CONCESSE A QUESTA IMMAGINE DI MARIA SS. ADDOLORATA GIORNI 100 DI INDULGENZA A CHI RECITERA’ UN’AVEMARIA. Negli anno ’70 per interessamento del Comitato omonimo si raccolsero delle offerte che servirono a restaurare l’interno della cappella. In ricordo nella parete esterna venne collocata una lapide di marmo che riportava la seguente dicitura: IN PATRIA E ALL’ESTERO OFFRIRONO ALLA VERGINE MARIA SS. ADDOLORATA L’ALTARE IN MARMO E RESTAURARONO QUESTA CAPPELLA 15 OTTOBRE 1972. Nell’anno 1996 gli eredi del Comm. Francesco la Paglia, a proprie spese, restaurarono il prospetto della cappella. A ricordo fu posta una lapide in marmo con la seguente iscrizione: IN MEMORIA DEL COMM. FRANCESCO LA PAGLIA LA VEDOVA E LA FIGLIA RESTAURARONO 1996.


Giuseppe Cusmano




Bibliografia
VITO GRAZIANO – Ciminna memorie e documenti. 1911 – ristampato con il patrocinio dell’Amministrazione e della Biblioteca Comunale di Ciminna a cura di Francesco Brancato, Ciminna 1987,  

VITO GRAZIANO – Canti e leggende Usi e costumi di Ciminna. Ciminna 2001 (1934)

GIUSEPPE CUSMANO – La bottega dei Guarneri Giuseppe e Leoluca, stuccatori dal XVIII al XIX secolo. Termini Imerese 2000

GIUSEPPE CUSMANO, Campane di Ciminna – manufatti, iscrizioni e fonditori dal XV al XX secolo.  Palermo 2002

GIUSEPPE CUSMANO - Edicole e Cappelle votive di Ciminna, Arte, Culto e devozione. Ciminna 2008



 
 
 
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